     p 107 .
Paragrafo 3 . Il positivismo italiano.


Introduzione.

La  cultura  italiana  del  diciannovesimo secolo  subisce  una  forte
influenza dalle dottrine positivistiche che si andavano affermando  in
Francia e in Inghilterra. Pur non esprimendo filosofi di grandissima
levatura  -  e  forse  proprio per questo -, l'Italia  fa  proprio  lo
spirito   del   positivismo.  Nel  nostro   paese   la   concezione
scientifica  della realt trova applicazione nei pi diversi  settori
della  conoscenza:  spesso  si salda alla riflessione  e  all'attivit
politica;   talvolta  d  vita  a  vere  e  proprie  nuove  discipline
scientifiche,  come  l'antropologia  criminale,  elaborata  da  Cesare
Lombroso.
     Nel  pensiero  positivista si riconosce una  parte  significativa
dell'Italia  liberale e progressista, che vuole affermare  la  propria
indipendenza e la propria unit, ma anche la propria modernizzazione.
     
     p 108 .
     
     Il  naturale terreno di coltura del positivismo italiano  dato
dalla tradizione illuminista, presente - come abbiamo visto - in tutte
le regioni del nostro paese.(61)

Il positivismo storicistico.
     
Troviamo cos in Italia il positivismo applicato alle scienze storiche
da  due studiosi napoletani: Pasquale Villari e Nicola Marselli.  Dopo
una  prima  fase,  in  cui entrambi si rifanno  allo  hegelismo,  essi
abbandonano   le  concezioni  idealistiche:  il  primo,  richiamandosi
direttamente  a  Comte, dichiara la necessit di redimere  le  scienze
umane  dalla  schiavit  dello spirito teologico  e  scolastico  e  di
renderle  positive, proprio come positive sono diventate le  scienze
naturali;  il  secondo - spingendosi ancora oltre -  dichiara  che  le
leggi della natura umana sono uguali a quelle del mondo fisico e  che,
quindi,  il  metodo  della  scienza  storica  deve  essere  il  metodo
induttivo.(62)

Giuseppe Ferrari e la filosofia della rivoluzione.
     
Pi  direttamente filosofica  l'opera di Giuseppe Ferrari,  impegnato
in  prima  persona  anche nel movimento politico per l'indipendenza  e
l'unit d'Italia.
     Nella  sua  opera  pi  famosa, la Filosofia  della  rivoluzione,
pubblicata  nel 1851, Ferrari contrappone a tutte le forme  di  verit
rivelata  o metafisica la rivelazione della natura. Egli sostiene  che
l'unica verit raggiungibile dall'uomo  quella che si manifesta nella
rivelazione  della  natura,  che si articola  in  tre  momenti:  negli
esseri, nella vita e nella morale.
     Nel  primo  momento la natura si svela come insieme di  fenomeni.
Il  fenomeno    l'unica forma di realt: esso non  ha  dietro  di  s
assolutamente  nulla. L'unica possibilit di esistenza  dell'essere  
.parere,  nel senso di apparire, manifestarsi, appunto di  essere
fenomeno.(63)  In questa situazione il soggetto della  conoscenza  
praticamente soggiogato dall'oggetto, in un rovesciamento totale dello
hegelismo: La natura, soggiogando il pensiero, soggioga la  logica  e
si rivela meccanicamente al nostro intelletto(64).
     Il  secondo momento della rivelazione della natura  nella  vita.
Mentre nella conoscenza degli esseri l'uomo si limita ad affermare ci
che   e a negare ci che non , rimanendo indifferente al bene  e  al
male, con la vita sorge il dolore, comincia il piacere, si sente,  si
vuole, si opera, si d un pregio alla verit, un valore alle cose, uno
scopo  all'azione(65). La vita si manifesta e si esprime  secondo  un
ritmo che Ferrari definisce come aritmetica misteriosa;
     
     p 109 .
     
     misteriosa, ma pur sempre aritmetica: misura proporzionale  che
presiede alla combinazione dei nostri istinti e determina e  domina
la  societ. Di conseguenza Ogni sistema sociale sorge  dalla  vita,
riceve  dalla  vita  la  sua ragion d'essere;   creato  e  conservato
dall'ispirazione vitale.(66)
     Vale  la  pena  tenere  presente  questa  attenzione  di  Ferrari
all'ispirazione vitale e - come vedremo fra poco - all'azione eroica e
poetica, perch ci dimostra che il positivismo italiano (o almeno una
parte di esso),  un movimento filosofico che, pur restando fedele  ai
princpi  fondamentali  del  positivismo  (il  ritmo  della   vita   
aritmetica  e  proporzione),  sensibile anche  alle  suggestioni  che
provengono da altre correnti di pensiero.
     Il  terzo momento della rivelazione della natura  dato,  infine,
dalla  morale.  Anche  la  morale, come la  vita,  ha  una  componente
misteriosa: la forza che spinge l'uomo all'azione  - per Ferrari  -
una  forza  poetica;  l'unica forza  che,  una  volta  sconfitta  la
metafisica,  pu  attuare  la  rivoluzione,  cio  il  trionfo  della
filosofia chiamata a governare l'umanit.(67) La forza interiore  che
spinge  l'uomo  all'azione si attua comunque con l'affermazione  della
scienza  nella  societ.  La  societ   l'unico  ambito  in  cui  pu
realizzarsi  la  morale, e la societ sar governata dalla  filosofia,
cio  dalla scienza: il regno della scienza coincider con il regno
della  uguaglianza, in cui tutti godranno non della libert equivoca
del  borghese,  non  della libert astratta  dei  culti,  ma  della
concreta  libert  economica, l'unica in grado di  rendere  concreta
anche l'uguaglianza.
     
L'elogio di Locke.
     
Nella  Filosofia della rivoluzione Ferrari dedica alcune  pagine  alla
storia della critica della metafisica, all'interno delle quali si  pu
leggere un suggestivo elogio di Locke, che ricorda l'elogio di Epicuro
fatto da Lucrezio nel De rerum natura.(68)
     Ogni  uomo  di  buona  volont [che]  interroghi  Locke  a  nome
dell'umanit, trover in lui l'esploratore del mondo in cui  viviamo.
E molti sono i motivi per cui gli dobbiamo riconoscenza: 1. Non cerca
pi  un  criterio assoluto, un che inconcusso; ma dimanda al  pensiero
delle  cognizioni utili. [...] 2. [...] progrediva, ad onta del dubbio
critico, e disdegnava le entit metafisiche quali tele di ragno [...].
3.  [...]  le  nostre cognizioni, dice Locke, cominciano  e  finiscono
colla  sensazione,  fuori della quale non havvi  altro  che  il  vuoto
[...]. 4. [...] E Locke aveva la coscienza dell'alta impresa a cui  si
accingeva, poich combattendo le idee innate, dichiarava che la  lotta
esigeva  coraggio,  che  doveva rovesciare il  vitello  d'oro,  ed  il
vitello  d'oro  erano  il  trono  e l'altare,  radicati  nel  miracolo
religioso  e sussidiati dall'impossibile metafisica. 5. Per  la  prima
volta  il  filosofo accettava la rivelazione naturale: la  sua  guerra
contro gli assiomi, contro il sillogismo non  guerra insensata,  come
dissero i metafisici e i teologi;  guerra mal governata, ma mira allo
scopo  di  subordinare la logica alla rivelazione naturale. [...].  6.
Locke, sottoponendosi alla rivelazione, identifica
     
     p 110 .
     
     l'essere con il parere nella sensazione [...]. Quindi rifiuta  di
rispondere a chi gli domanda di distinguere logicamente il sogno dalla
veglia,  la  ricordanza  del  fuoco  dal  fuoco  ardente:  egli  invia
l'interrogante  all'ospitale dei pazzi. Il fatto  deve  regnare  solo,
assoluto.(69) 7. Da ultimo, Locke ha paura dei mostri, [cio di  tutte
quelle operazioni che] scompigliano la natura e turbano la ragione, [e
di cui si  dimostrato maestro Leibniz](70).
     Elencando  questi  grandi meriti di Locke,  Ferrari  ci  fornisce
anche una sintesi della propria filosofia.

Carlo Cattaneo.
     
La prospettiva del pensiero del milanese Carlo Cattaneo  sintetizzata
nel titolo del giornale da lui fondato nel 1839, Il Politecnico, che
intende  essere un repertorio mensile di studi applicati alla cultura
e alla prosperit sociale.
     
Contro l'idealismo.
     
Le  finalit  sociali  della filosofia - cio il  miglioramento  delle
condizioni  di  vita attraverso il progresso tecnico e  scientifico  e
l'innalzamento   generale   del   livello   culturale   -   sono   una
caratteristica tipica del positivismo, ma nel pensiero di Cattaneo  la
dimensione  sociale    sottolineata con forza particolare.  Le  masse
popolari, il volgo, non sono soltanto oggetto dell'apostolato  sociale
da  parte dei filosofi e degli intellettuali, ma possono valere  anche
come fonte di giudizio nei confronti della filosofia stessa. Cattaneo,
dopo avere ammesso che all'interno della filosofia c' posto anche per
la  metafisica - non si pu infatti non riconoscere dignit filosofica
all'investigazione dei rapporti fra le cose e allo studio  della  loro
concatenazione -,(71) afferma che l'idealismo nega ci che nessuno pu
negare senza esporsi al deriso del volgo.
     C'  una  perfetta  concordanza sulla definizione  dell'idealismo
fra  gli  idealisti e Cattaneo: anche Hegel era convinto  che  la  sua
filosofia  fosse  inaccessibile non  solo  al  volgo,  ma  anche  agli
studenti  liceali,(72)  e  adduceva  ci  a  riprova  dell'altezza   e
compiutezza del proprio pensiero; Cattaneo invece ritiene che  non  si
possa   negare  ci  che    accessibile  anche  al  volgo,  cio   la
concatenazione  evidente delle cose cos come appare nell'immediatezza
dell'esperienza   sensibile   e   nella   mediazione   delle   scienze
positive.(73)

p 111 .

Il primato della coscienza collettiva.
     
All'interno  della neonata sociologia c' una tendenza - come  abbiamo
visto  bene  in Spencer - a considerare l'organismo sociale  come  una
entit  unica,  ma  costituita  da  membri  (individui)  completamente
autonomi  l'uno dall'altro.(74) Questa, per Cattaneo,    una  visione
astratta  dell'individuo: l'uomo, per fatto di natura,    destinato
alla relazione con gli altri uomini, alla socialit.
     Anche  se proprio nel considerare l'individuo isolato come entit
astratta  pu  sembrare  che  egli accetti  la  visione  e  la  stessa
terminologia  hegeliana,(75) in realt Cattaneo opera un rovesciamento
totale   dell'impostazione  hegeliana:  mentre  per   Hegel   l'uscita
dall'astrazione  costituita per l'individuo dall'uscita dalla  Natura
e  dal  riconoscersi come Spirito, per Cattaneo la socialit dell'uomo
ha le sue origini e si realizza proprio nella Natura.
     La  socialit  non  deriva dal rapporto  dell'individuo  con  gli
oggetti  (dal  nudo scontro del soggetto con gli  oggetti),  ma  dal
rapporto  di  ciascun  individuo con gli altri individui,  fino  dalla
nascita. L'uomo nascente viene raccolto al seno d'una madre. Gi  nei
primi  albori  della vita, l'istinto materno si associa  agli  istinti
dell'infante [...]. Il complesso delle prime sensazioni  gi opera di
pi  esseri associati. Oltre agli istinti dell'infante e della  madre,
v'entrano  le affezioni e consuetudini della famiglia, e  pertanto  le
istituzioni della societ(76).
     Le  sensazioni  e  le  conoscenze  non  possono  nascere  se  non
dall'associazione  di menti individuali: se ci  vale  per  tutti  gli
individui,  a maggior ragione deve valere per la comunit scientifica.
E  la  scienza moderna , per Cattaneo, la pi alta espressione  della
socialit:  Vi sono fenomeni che un individuo solo non  potrebbe  mai
percepire  nella loro pienezza, nemmeno col ministero degli strumenti,
ma   d'uopo associare i sensi di molti. Gli osservatori che sparsi in
diverse  stazioni  esplorano il corso dei venti  e  delle  piogge,  la
variet delle temperature, la tensione magnetica del globo, i fenomeni
dei  terremoti e delle eruzioni vulcaniche, sono come le parti  di  un
commune sensorio delle genti incivilite(77).
     
Il carattere sociale della scienza.
     
La  scienza, quindi, ha un duplice significato sociale: da un  lato  
strumento di prosperit sociale, dall'altro  testimonianza del  pi
alto grado di socialit raggiungibile dall'uomo.
     Nel  pensiero  positivista raggiunge la sua pi alta  espressione
il  sogno di una scienza che affratella tutti gli uomini, al di  sopra
di ogni divisione
     
     p 112 .
     
     sociale,  politica,  nazionale  o  ideologica.  Le  catene  delle
stazioni   di   osservazione  dei  venti  o   delle   piogge   possono
rappresentare il preludio di forme di collaborazione ben pi  ampia  e
significativa.  La  comunit degli scienziati pu  far  progredire  la
scienza - come dir ancora molti decenni pi tardi K. R. Popper - solo
attraverso  la collaborazione, cio la comunicazione e la  discussione
dei risultati di volta in volta raggiunti.(78)

Roberto Ardig.
     
Il  positivismo italiano sembra avere trovato la sua sistemazione  pi
organica  nell'opera filosofica di Roberto Ardig. Molto probabilmente
questa  valutazione  si  fonda  pi  sul  riconoscimento  ufficiale  e
accademico    (Ardig   ha   insegnato   filosofia   per    trent'anni
all'Universit di Padova) che non sulla completezza e originalit  del
suo pensiero.
     Ardig   si      occupato  prevalentemente  di   scienze   umane
(psicologia, morale, sociologia), anche se - vlto alla ricerca di una
legge  costitutiva del mondo naturale - non ha disdegnato intrusioni
in altri settori delle scienze, studiando ad esempio la teoria di Kant-
Laplace  sulla  formazione del sistema solare, cui dedica  l'opera  La
formazione naturale nel fatto del sistema solare, pubblicata nel 1877.
     
Il primato della psicologia.
     
Fra  le  scienze dell'uomo Ardig attribuisce un ruolo  primario  alla
psicologia,  e  si  impegna  a  renderla  una  scienza  effettivamente
positiva. Con la nascita della psicologia il problema della conoscenza
sembra   potere   abbandonare   definitivamente   il   terreno   della
speculazione  metafisica e della formulazione di teorie  aprioristiche
non  verificabili.  Per fare della psicologia una scienza  positiva  
necessario  dotarla  di  tutti quegli strumenti  di  osservazione,  di
misurazione e di verifica tipici della scienza moderna.
     Questo  bisogno  di  quantificare  -  anche  attraverso  indagini
statistiche  -  la  ricerca  psicologica contrasta  in  parte  con  la
formulazione,  da  parte di Ardig, di una legge  generale  (che  egli
chiama  legge dell'indistinto) difficilmente suscettibile di verifiche
e addirittura di una spiegazione relativa alla sua origine.
     Si  tratta  di  una  legge  di tipo  logico  e  al  tempo  stesso
ontologico, cio di una legge del pensiero ma anche della realt:  sia
il pensiero sia la realt
     
     p 113 .
     
     procedono    dall'indistinto    verso    il    distinto,     cio
dall'indifferenziato  verso  il differenziato,  dall'omogeneo  -  come
sosteneva  anche  Spencer  - al disomogeneo. Nell'indistinto  non  c'
ancora  una differenziazione fra soggetto e oggetto, e quindi non  pu
esserci   conoscenza.  L'indistinto  precede  la   conoscenza.   Tale
indistinto   non  si  pu  spiegare  perch  la  spiegazione      una
distinzione, e questa, in quanto tale,  la negazione dell'indistinto;
ma  per  si  pu pensare e si pensa realmente, anzi   la  condizione
sottintesa dei pensieri determinanti(79).
     L'istanza   positivista  di  una  conoscenza  progressiva   della
realt,  di un processo di approssimazione alla verit, sembra  unirsi
in  Ardig  a  una  dimensione  dell'universale  e  dell'Assoluto  che
riecheggia certe forme della metafisica.
     Naturalmente  per  lui  la conoscenza  in  ogni  caso  relativa,
proprio  perch  data da una serie di atti che portano a  una  sempre
maggiore  distinzione  e  nessuno di questi  atti  pu  permettere  di
cogliere  la totalit della realt; ma la conoscenza, che  azione,  o
meglio  interazione  - e quindi unit - fra soggetto  e  oggetto  (fra
elemento psicologico ed elemento naturale), avviene all'interno di  un
processo  universale, scandito da un ritmo, da una  legge,  che  pu
consentire la conoscenza scientifica.
     E  l'universale - ignoto, ma pensabile -  l'Assoluto. E  proprio
perch  ignoto,  ma non inconoscibile, si pu  dunque  aspirare  a
conoscerlo.  L'universalit delle cose  essa stessa la causa  prima,
in quanto le si attribuisce la ragione di tutto ci che vi succede;  
essa   stessa   l'Infinito,  in  quanto  si   ritiene   senza   limite
sostanzialmente e potenzialmente,  essa stessa l'Assoluto, in  quanto
si  concepisce avere in se stessa la ragione di ci che  e di ci che
si fa(80).
     
L'ordine universale.
     
Ardig sembra preoccupato di liberare le scienze, unificate nel e  dal
positivismo,  da ogni forma di meccanicismo e determinismo:  le  leggi
scientifiche  non negano necessariamente la libert; la stessa  natura
lascia ampio spazio alla possibilit; l'ordine universale  un ordine
sempre   attivo,   sempre   nuovo,  fecondo   di   attitudini   e   di
possibilit(81).
     L'uomo  sembra  destinato a trovare la propria realizzazione  non
con il controllo della natura e dell'universo garantito dalla comunit
degli  scienziati,  ma in una sorta di unione mistica  con  l'universo
stesso, nel quale regna un unico ordine. Da per tutto. Con la  stessa
legge,  con  la stessa facilit. Nel fugace pensiero di un uomo,  come
nell'universo. Nel tenero germoglio di una foglia di quercia, come  in
un  sistema  cosmico.  Nel  cristallo  microscopico  della  neve  come
nell'intero sistema solare(82).
     
p 114 .

Cesare Lombroso.
     
Un contributo importante alle scienze positive viene dalle ricerche di
Cesare Lombroso, medico e psichiatra. Egli, utilizzando i risultati di
differenti   discipline   mediche   (fisiologia,   patologia),   della
psicologia e della teoria dell'evoluzione,  d vita a una scienza  del
tutto nuova: l'antropologia criminale.
     Lombroso sente il bisogno di dare una spiegazione scientifica  di
un fenomeno, come quello criminale, che nell'Italia postunitaria aveva
assunto  ampiezza  e  rilevanza  di  problema  sociale  (si  pensi  al
brigantaggio). Riuscire a conoscere i meccanismi che portano l'uomo  a
commettere un delitto - al di l di valutazioni morali o di  generiche
considerazioni  sulla natura umana - pu consentire un'efficace  opera
di prevenzione.
     
Genio e follia.
     
Le   cause  dei  comportamenti  eccezionali,  dal  genio  alla  follia
criminale,  sono  da  ricercare  nella  storia  biologica  di  ciascun
individuo:  i comportamenti anomali, infatti, sono da imputare  a  una
costituzione  fisica anomala. Lombroso, pertanto, mette  a  punto  una
serie  di  strumenti  per misurare e quantificare  le  caratteristiche
fisiche   degli   individui  (dando  origine  a  una  nuova   tecnica,
l'antropometria) ed elabora - grazie all'osservazione scientifica  dei
criminali e dei malati di mente - una classificazione di tipi,  cio
di modelli somatici, ai quali ricondurre i singoli individui. Per ogni
categoria  di  delitti  Lombroso traccia una sorta  di  identikit  del
criminale tipo.
     Le  conclusioni rigorosamente materialistiche e organicistiche di
Lombroso  gli  fruttarono  l'accusa di non  tenere  nel  dovuto  conto
l'importanza   dei   fattori   sociali   nella   determinazione    dei
comportamenti criminali;(83) la riduzione della criminalit a  fattori
organici  pu  portare alla formulazione di proposte  bizzarre  -  non
certo  da  parte  di  Lombroso, ma di qualche sociologo  che  male  ha
interpretato le sue teorie - come quelle di Achille Loria (1857-1943),
messe in ridicolo da Antonio Gramsci.(84)
     Un  aspetto  molto  importante del lavoro  di  Lombroso,  che  in
qualche  modo  lo  accomuna  a Freud,  il riconoscimento  della  non
responsabilit  dell'individuo anormale:  la  societ  deve,  quindi,
preoccuparsi di prevenire le sue eventuali azioni criminali,  e  anche
prevedere  una  possibilit  di terapia. Questo  -  sulla  scia  della
tradizione  illuminista  di Beccaria(85) -  consente  di  riaprire  il
dibattito sul significato del carcere e delle pene in genere.
